QUANDO LO YOGA NON SERVE
e quando invece funziona benissimo
Una delle prime volte che sono entrata in contatto con la parola “Yoga” è stato una trentina di anni fa; a Londra un volantino pubblicizzava una scuola dal nome molto promettente: Yogaworks (Lo Yoga funziona). Claim efficace ma pericolosamente vago. Un rimedio universale alle difficoltà di varia natura che stavo incontrando in quel periodo mi avrebbe proprio fatto comodo… ma lo yoga non è certo una panacea. Lo pensavo allora e, dopo anni di studio e di pratica, lo so oggi. Sicuramente, lo yoga non è una medicina; come ogni stile di vita sano ci fa sentire bene e aiuta a prevenire alcuni disturbi, ma non “cura” le malattie. Non solo, più banalmente, sebbene lo yoga posturale aiuti ad avere un corpo più flessibile, forte e magro e a aumentare l’equilibrio motorio, per questi scopi esistono attività fisiche grazie alle quali si ottengono risultati in maniera più completa e, soprattutto, più veloce.
Però è vero che lo Yoga funziona… ma per fare cosa? Chiederselo è importante perché la pratica costa tempo e disciplina. Materia vasta ed eterogenea, in questo contesto possiamo definire Yoga un metodo di autoregolazione. Quando entra a fare parte di uno stile di vita sano, in cui si evitano gli eccessi (tra i quali rientra l’ossessiva ricerca di benessere), lo Yoga permette di sintonizzare corpo e mente, così che assieme possano controllare il proprio funzionamento e adattarsi alle circostanze mutevoli. Ma esattamente come si arriva a questo srotolando un tappetino e assumendo le varie posture (asana)?
Le asana sono la parte visibile e il primo passo dell’Hatha Yoga e si praticano per ottenere lo Stithi. Con questo termine si indica lo stare per diverso tempo in una postura “stabile e felice”, in cui respirare tranquillamente (Yoga Sutra di Patanjali e Hatha Yoga Pradipika). Allo stesso modo, durante una meditazione guidata per prima cosa si è invitati ad assumere una seduta “vigile ma non tesa” – un’asana, appunto.
Chiunque abbia provato a stare a lungo anche semplicemente in una seduta a gambe incrociate sa quanto sforzo fisico e mentale questo richieda. Non agire è molto più faticoso di lasciarsi andare alla corrente del fare e degli automatismi. In una dimensione introspettiva mettersi in pausa può rivelarsi molto produttivo: “piano piano si ricevono le visite della consapevolezza…non più solo del corpo, ma anche del nostro funzionamento mentale…. Stare fermi fa conoscere i movimenti della mente” (Chandra Candiani – Il silenzio è cosa viva. Enauidi 2018). Così, mentre la frenesia del fare non fa altro che riprodurre in forma accelerata ciò che già è noto e a riportarci sempre allo stesso punto, sapere restare ferme e fermi restituisce creatività e apre finestre di evoluzione.*
Nelle classi dette Hatha e Ashtanga ci si ferma in ciascuna asana almeno per 5 respiri, in quelle di Yin anche fino a 5 minuti. Con il “giusto sforzo” si impara così ad attendere, a stare in uno spazio in cui movimento e giudizio sono sospesi, ci si concede tempo per incontrare le cose come sono. Anche nelle pratiche yoga più dinamiche, come il Vinyasa flow, ci si muove consapevolmente per arrivare a quel punto di quiete dove la mente, assieme al corpo, viene assorbita dal momento presente. La postura – diceva Pattabhi Joi – è corretta quando la mente è tranquilla**. E la mente è tranquilla quando il respiro è calmo, e viceversa. La pratica diventa allora una continua autoregolazione, un continuo sintonizzarsi sulla frequenza giusta: se si porta troppa attenzione all’asana, si perde la qualità del respiro, se si porta troppa attenzione al respiro si perde la qualità della postura.
Se praticate in questo modo, le posizioni allora diventano Yoga e “funzionano”. Funzionano nel senso che allenano a fermarsi e forniscono la chiave per entrare in uno spazio tutto personale di consapevolezza, interocezione e quindi autoregolazione, anche quando non siamo sul tappetino. Solo così possiamo veramente beneficiare della pratica yoga. Se invece la mente è sempre distrattamente altrove (perché già accorgersi che è altrove sarebbe un grande passo avanti!), se ci si muove automaticamente e/o per imitazione …cosa ci sta a fare il nostro corpo sul tappetino?
Per approfondire
Letture consigliate
Chandra Candiani – Il silenzio è cosa viva. Enauidi 2018
*Vasco Brondi – Una cosa spirituale. Non fare niente e altre forme d’arte. Einaudi 2026
** Eddie Stern. One simple thing – A new look at the science of Yoga and how it can transform your life. North Point Press edition 2019.


